A San Marino con Eärendil

Sarò a San Marino da venerdì a domenica per il Raduno Tolkien Fest, e venerdì alle 17:30 presenterò la conferenza “Il mistero di Eärendil”.

Se ci arrivo.

Avrebbe dovuto essere un viaggio tranquillo con gli ItalInklings (Gulisano Nejrotti Paglieri) con tappa al Meeting di Rimini e arrivo comodo comodo venerdì mattina al solito agriturismo.

Una famiglia di amici mi propone di usare la casa ad Alassio per Ferragosto e dintorni. Io felicissima, adoro quella casa e ci tengo che venga abitata, ma da due anni non riusciamo ad andarci (era papà Alfredo che la viveva davvero) e quindi volevamo andare giù con loro per spazzar via le macerie e dar sepoltura ai topi morti. Questo mi lasciava una finestra strettissima per il comodo viaggio sanmarinese che avevo sognato.

Così ho allertato i compagni di viaggio che sarei scesa all’ultimo momento, causando disagi anche a loro. Poi le cose sembravano schiarirsi, perché gli aspiranti alassini si sono dimostrati perfettamente in grado di affrontare da soli le macerie, i topi morti e il garage che neppure io so dove sia. Stavo per smentire e dire che sì, andiamo al Meeting, viaggiamo tutti insieme, yeah, e la mia prozia tedesca si rompe una gamba.

Adesso è in ospedale poco lontano da qui (non sono a Milano, non so più neanche come è fatta Milano), esce martedì, viene a casa a due passi da noi e ci sarà da occuparsi di lei. E’ una persona stupenda, energica ed eccentrica, sta già organizzando feste, e adesso io ho paura che il coccolone venga alle sue nipoti, ovvero mia madre, mia zia e mia cugina. Siamo da capo: partirò all’ultimo momento possibile per parare i danni qui finché posso.

Quindi giovedì vado a Milano, venerdì mattina parto per Rimini, prendo la navetta per San Marino e se il Silmaril mi guida arrivo entro le 17:30. Mollo il bagaglio sul palco, mi infilo la maglietta di Eärendil, faccio la conferenza e poi vado a dormire dietro le quinte.

La conferenza stessa sarà tutta da ridere, perché tutto questo è successo mentre la stavo correggendo (= cambiando tutto) e il nostro maestro del coro della chiesa ci ha insegnato una dozzina di nuovi canti da ripassare ogni giorno. Sono reduce dalla messa per gli Alpini in cui abbiamo cantato “Signore delle Cime”, o meglio hanno cantato, perché io piangevo pensando che è stata cantata al funerale di mio papà. D’altra parte mi piace far parte del coro. “Cantare” è una parola grossa, diciamo che ogni tanto emetto un suono piacevole per puro caso.

Come vedete dalle mie ferventi attività, la mia salute personale va benissimo, al punto che la mia ematologa mi ha tolto le medicine. Il raro e non aggressivo cancro (o qualunque cosa sia) è in remissione: adesso mi sta ammazzando lo stress. Io dico sempre ai miei dottori e psichiatri che potrebbero scrivere un articolo su di me per le riviste mediche e il loro curriculum schizzerebbe alle stelle.

E non vi ho detto di Deke. Non l’astronauta, il mio nuovo smartphone. Il passaggio da Windows ad Android (perché, Windows, perchè?) è stato un trauma paragonabile al passaggio da Windows Nonsocosa a XP sul portatile. Ho dovuto praticamente prendere una seconda laurea in tre giorni per convivere con Deke; adesso ho capito quasi tutto, tranne come usare il telefono…

Vi terrò aggiornati. Che Eärendil mi aiuti.

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50 anni di Luna: Deke Slayton, l’eroe sconosciuto

WordPress ha pensato bene di mangiarsi il mio account proprio fra il 19 e il 20 luglio. Il problema principale era il sito della parrocchia, da cui dipende un sacco di gente per le info; ripristinato quello, rieccomi su questo blog sottoutilizzato. Brutta cosa la sociofobia per una scrittrice.

Ho festeggiato il 50° dell’allunaggio seguendo in diretta il lancio di Parmitano e guardando tutti i film e le serie che possiedo, da Uomini veri ad Apollo 13 a Dalla Terra alla Luna. Pensavo di dedicare il mio post celebrativo al film Il primo uomo ma non l’ho ancora visto (ho una coda di film da vedere e recensire che al confronto Smaug è un gatto dell’Isola di Man).

Quindi ecco a voi un personaggio che compare in quasi tutti gli spettacoli dedicati alla NASA ma il cui nome è sconosciuto ai più, anche perché interpretato da una serie di attori dimenticabili (tranne Nick Searcy in Dalla Terra alla Luna, bravissimo, ma gli somiglia come io somiglio a Scarlett Johansson). Eppure la sua vita è già un film, e vorrei che qualcuno lo girasse. Non mi sento di scrivere un romanzo su di lui perché confesso una totale ignoranza degli aspetti tecnici. ma eccolo qui:

Donald_K._Slayton_(1960).jpgDonald Kent “Deke” Slayton, 1924-1993, pilota di caccia durante la II guerra mondiale, pilota collaudatore e ingegnere aeronautico, fu selezionato nel 1959 fra i primi sette astronauti del Progetto Mercury, quando la corsa allo spazio fra USA e URRS cominciava a scaldarsi. Al fianco di personaggi come Gus Grissom, Alan Shepard e John Glenn, passò in secondo piano nell’attenzione dei media, non andò mai nello spazio e fu tolto dal programma nel 1962 a causa di un difetto cardiaco.

Fine della sua carriera di astronauta… o no? DUN DUN DUN DUNNNNN

Deke doveva essere, oltre che un geniaccio, un diplomatico e un uomo di profonda empatia e capacità di comprendere la natura umana, perché nel 1966 divenne direttore del settore “Flight Crew Operations”, in pratica l’Ufficio Risorse Umane della NASA. Un noioso lavoro da scrivania? Parliamone. Tutti gli astronauti delle missioni Apollo, ma dico TUTTI, furono selezionati da lui. Deke doveva gestire il complesso sistema di rotazione degli equipaggi e delle loro riserve. Il poveraccio a un certo punto si trovò a decidere cosa si portavano gli astronauti sulla Luna, dopo che “qualcuno” (ehm – Shepard – ehm) portò la testa di una mazza da golf. Tenete presente che più peso si portavano in fuffa, meno carburante avevano per l’allunaggio e il decollo dalla Luna… e Deke era lì a controllare dati da cui dipendeva la loro vita.

grissomDeke programmò chi sarebbe stato il primo uomo sulla Luna. Pare che la prima scelta fosse l’amico Grissom (mio eroe, vedi foto). Deke ascoltò le grida d’aiuto di Grissom, White e Chaffee quando la capsula sperimentale Apollo 1 esplose in cima alla rampa di lancio; aveva addirittura considerato di infilarsi dentro con loro per capire cosa non andava. Le mogli degli astronauti di Apollo 1 gli donarono una spilla da astronauta, anche se lui non era mai stato nello spazio. La scena appare in Dalla Terra alla Luna e pare sia autentica.

Deke fu al fianco di Shepard quando questi divenne il primo americano nello spazio, fu bloccato da una malattia all’orecchio, guarì e andò a giocare a golf sulla Luna con Apollo 14. Deke si trovò a palleggiare fra il nevrotico Buzz (lo dico con tutto l’amore di sorella nevrotica) e il flemmatico Neil su chi dovesse essere il primo uomo sulla Luna. (Risposta: il portello si apre dalla parte del comandante, quindi esce per primo il comandante. Capito, Buzz? Luvya Buzz.)

a13detS70-35013Deke non mollò per un attimo Apollo 13 nel disperato tentativo di riportarli a casa. Lo vedete qui a sinistra con il sistema per ridurre la quantità di CO2 – “prendete la copertina del manuale di volo, e un calzino” – reso celebre dal film Apollo 13. E poi, con l’ultima missione di Apollo 17, gli ultimi passi di Cernan sulla Luna e la cancellazione del programma, quella fase della vita di Deke ebbe termine.

 

SlaytonSorpresa. Dal 1962, scottato dalla sua rimozione come astronauta attivo, Deke era diventato un salutista, facendo esercizio fisico e smettendo di bere e di fumare per rimediare al suo difetto cardiaco. Un esempio per tutti noi che tendiamo a sbroccare, perché FUNZIONO’. Nel 1975 il nostro andò finalmente nello spazio con la storica missione Apollo-Soyuz.

C’era ancora la guerra fredda; eppure due equipaggi ai lati opposti dello schieramento si incontrarono nello spazio. All’aggancio delle due navicelle, gli astronauti Slayton, Stafford e Brand strinsero la mano a Leonov (prima passeggiata spaziale, 1965) e Kubasov. L’atterraggio quasi ammazzò i tre astronauti americani, ma l’esperienza di Stafford li salvò.

apollo-soyuz-anniversary-0006.jpg

A me vengono sempre le lacrime agli occhi quando ci penso, perché il disgelo avvenne nello spazio prima che sulla Terra, così come oggi uomini e donne da ogni continente lavorano insieme sulla Stazione Spaziale Internazionale. Non c’è tempo per la politica nello spazio, bisogna sopravvivere. Dovrebbe essere una lezione per noi sulla Terra: la politica è una fregatura che ostacola la sopravvivenza quotidiana della gente normale. Ma lasciamo perdere. Godetevi la foto di Deke e Alexei qua sopra.

Deke concluse la sua carriera alla NASA gestendo parte del programma Space Shuttle quando John Young (un altro mio eroe) portò nello spazio il Columbia nel 1982. Morì nel 1993 di cancro al cervello. La maledetta bestia ti frega, non importa quanto tu sia salutista. Io adesso sto bene, ma tanto se deve succedere succede. Mio papà faceva la vita più salutare del mondo e se n’è andato in pochi mesi.

Ok, supponiamo di fare un film su Deke. Chi potrebbe interpretarlo? Come dicevo sopra, nessuno ha mai reso davvero giustizia a quella faccia da cowboy pensoso. Ne sparo due: Hugh Jackman e Matthew McConaughey. Hugh è ancora abbastanza giovane da interpretare il trentaquattrenne Deke del progetto Mercury e il cinquantunenne Deke di Apollo-Soyuz. Non ha gli occhi azzurri, ma secondo me per interpretare un personaggio storico ci vuole un bravo attore, non tanto un attore somigliante. Il magretto Gary Oldman ha vinto l’Oscar per aver interpretato Churchill in L’ora più buia. E io continuo a dire che Benedict Cumberbatch sarebbe il perfetto Senna, con lenti a contatto castane. Sbrigati Benedict… McConaughey ha un viso magro, ma è bravissimo e starebbe da dio con il taglio a spazzola.

Buon 50esimo, ciao Deke, Gus, Neil, Buzz, Mike…

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Nuove uscite di PB Cartoceti

diari-della-bicicletta-chieti-tabula-fati-2018-103f2261-1e0f-4d0b-8d13-619645bf6fd9Prima fra tutte, ovviamente, “I diari della bicicletta” edito da Tabula Fati, che contiene un racconto della sottoscritta. E’ la mia prima pubblicazione dopo Hobbitologia. Devo veramente darmi una bella pedata nel fondoschiena.

Seguono le più recenti traduzioni degli apocrifi di Sherlock Holmes:

Sherlock Holmes e l’avventura della Peste Nera

Sherlock Holmes e l’avventura dell’abominevole moglie

Sherlock Holmes e l’avventura della stampella d’alluminio

Sherlock Holmes e la singolare scomparsa di James Phillimore

Sherlock Holmes e il Barone Maupertuis

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Recensione: L’Eneide (1971)

enea2fn71.jpgDovevo lavorare su tutt’altro ma stamattina sull’ANSA ho trovato la notizia della morte dell’attore Giulio Brogi, interprete di Enea nella produzione RAI del 1971, e mi ha travolto uno sfracello di ricordi da sbobinare subito. Fra l’altro avevo parlato di lui pochi giorni fa in occasione di un paragone fra Virgilio e Leopardi (non chiedete). Per ragioni anagrafiche non posso aver visto la serie in diretta, ma devo averla divorata in anni seguenti, dopo un’infanzia trascorsa a leggere i poemi epici e la Divina Commedia con la pila sotto le coperte.

hqdefaultMi prendevano in giro perché mi piaceva il “Pio Enea”, senza togliere nulla a Ulisse. D’altra parte siamo in Italia: destra o sinistra, Bartali o Coppi, Omero o Virgilio, niente in mezzo. Della mia simpatia per i bravi ragazzi feci un vessillo di ribellione a questa dicotomia forzata. Quando finalmente vidi l’Eneide in tivù, in sette puntate di un’ora circa, mi sentii vendicata: Giulio Brogi era un pezzo di figliolo che lévati. Ricordo bene i panorami selvaggi popolati di donne dalla sfolgorante bellezza mediterranea, e le narrazioni oniriche, quasi surreali, quando non spietatamente concrete. Palinuro (un altro mio preferito, antesignato di una serie di eroi sfigati) non muore ma sceglie di andarsene perché ormai la sua missione è compiuta. Enea è sì un prestante trentacinquenne, ma Lavinia è una bambina che preferirebbe Ascanio, e l’idea del matrimonio deciso dal fato mi dava perfino a quell’epoca presentimenti spiacevoli di non consensualità.

Stamattina sono andata a cercarmi tutti i video che potevo su YouTube. Ho ritrovato con malinconia il bell’Enea che ricordavo, sia pure un poco legnoso, i volti e i panorami rustici e alieni e allo stesso tempo familiari, le dee nascoste indistinguibili dalle regine stravolte dalla follia, le citazioni in latino dall’originale. Molto lento per gli standard di oggi, e la versione YouTube è visivamente sbiadita e confusa. Diversi recensori riconoscono la fedeltà filologica al testo ma criticano praticamente tutto il resto, dalla recitazione all’ambientazione ai costumi. Sugli ultimi due punti non ho opinioni, perché sebbene il periodo storico mi affascini, non sono affatto competente delle sue caratteristiche. Qui trovate una bella recensione che parla anche degli altri grandi sceneggiati dell’epoca, fra cui L’Odissea che purtroppo ricordo pochissimo.

favino_bartali_r439.jpgSì, a quell’epoca si giravano sceneggiati sulla storia dell’Italia e sulle grandi opere letterarie, e si tentava perfino di trarne film (così accadde dell’Eneide, non so con quali risultati). Non amo il formato “sceneggiato”; certi sono così ben fatti (mi viene in mente quello recente su Bartali con Pierfrancesco Favino, uno dei nostri migliori attori anche all’estero) che mi chiedo se con un paio di tagli ben piazzati non potrebbe venirne fuori un film da sala che forse avrebbe successo. Saranno questioni economico-produttive di cui non capisco niente. Ogni tanto esce un buon film italiano di ambiente storico, ma sempre troppo pochi rispetto alla nostra ricca storia e letteratura.

Insomma… grazie, Giulio, per i ricordi.

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Recensione: “Victoria” e “The Crown”

Her_Majesty's_Gracious_Smile_by_Charles_KnightMV5BNzE0YzhlOTEtOWRhNy00ZDA0LWIyNTQtNTBiODRhZTRjZmJmXkEyXkFqcGdeQXVyNTAyODkwOQ@@._V1_SY500_CR0,0,336,500_AL_Due serie su due grandi regine. “Victoria” è uscita nel 2016 e stanno lavorando alla terza serie. “The Crown” parla dell’attuale regina Elisabetta II e anche in questo caso ho visto in DVD solo le prime due stagioni. Le recensisco insieme perché hanno molto in comune, non solo una protagonista regina. Mi fermo alla II stagione di entrambe perché, mentre per “Victoria” verranno mantenuti gli stessi attori per la III stagione, per “The Crown” cambieranno.

Mi è molto piaciuto in entrambe le serie il casting, la sceneggiatura, il montaggio e la scenografia. Sarebbe stato facile trasformarle in telenovelas, dato che storicamente la corte inglese, come tutte le corti, è un nido di vipere. Invece le due serie non indulgono in dettagli torbidi ma neppure li ignorano. La recitazione, come la regia, è delicata. Fa colpo la vicenda della damigella di Victoria, accusata di essere incinta e invece malata di cancro; e tutti quelli che sono grandi abbastanza ricorderanno le follie della principessa Margaret, sorella di Elizabeth. Ma nel primo caso viene messa in evidenza la tragedia dell’incomprensione fra la damigella e la regina, e nel secondo è chiaro che la povera Margaret aveva problemi psichici che all’epoca non era possibile menzionare, tanto meno curare. Le è andata meglio che alla sorella di JFK.

Drammi personali e grandi eventi storici vengono descritti con freschezza e velocità. Anche chi conosce benissimo la storia rimane in sospeso chiedendosi cosa accadrà dopo. Tutto grazie a un’ottima regia-sceneggiatura-montaggio. La scenografia di “Victoria” si basa molto sulla CGI, che non si nota affatto; “The Crown” dà molti meno dettagli nel dietro le quinte del DVD, ma ho l’impressione che le location fossero più reali che in “Victoria”. In ogni caso, complimenti a entrambe.

MV5BYWIzYjdhYmMtOThmYy00N2M5LWEyN2EtNTU5NmE1MzQxNjliXkEyXkFqcGdeQXVyNTQxMTIxMTk@._V1_SX1777_CR0,0,1777,999_AL_prince-albert-20845371-1-number-402La regina Vittoria è interpretata da Jenna Coleman con occhi azzurri. L’ho trovata molto carina ed espressiva, e mi è stato facile immaginarla evolversi nella tombolotta che era Vittoria in anni più tardi (qualche volta era divertita). Bravissimo Tom Hughes nell’interpretare Albert in modo credibile, intenso, mai noioso. Non ho molta pazienza per gli attori che di solito interpretano il “bel giuovine”, ma in questo caso ha funzionato.

MV5BOWQ1NDM4ODctOTJlNS00OTVmLThlNmQtOTZhZjc4YzZmYmE4XkEyXkFqcGdeQXVyNjQ5NzI2OTM@._V1_Il “cavallo nero” (“dark horse” = quello su cui nessuno scommetterebbe e invece spacca) della produzione è Rufus Sewell nel ruolo del primo ministro Lord Melbourne. Sewell è entrato con impeto nella mia vita interpretando Fortebraccio nell’Amleto di Branagh. Tutti lì al cinema a singhiozzare, e all’improvviso si spalancano le porte ed entra a lunghi passi questo ragazzo stupendo dagli occhi gialli, e “Amleto chi?”. Ha fatto anche “I Pilastri della Terra” con il mio altro preferito Matthew MacFadyen. Ora che non è più un ragazzo, Sewell continua a interpretare personaggi storici complessi (Alexander Hamilton in “John Adams“).

270px-Queen_Elizabeth_II_-_1953-DressMV5BZGE4ZjVlZDgtMjZjOS00YmE3LThkZjQtMDMxZTlkYWM2YTM2XkEyXkFqcGdeQXVyNTY3OTE3Mzg@._V1_SY1000_CR0,0,666,1000_AL_“The Crown” è interpretata nelle prime due stagioni da Claire Foy, che sarà sostituita nella terza da Olivia Williams. Confesso che Claire Foy mi è sembrata la meno centrata del casting (no, non ho ancora visto “The First Man”). E’ bravissima nel riprodurre i gesti e il modo di parlare della regina, ma le sopracciglia, accidenti, non sono quelle di suo padre. Il quale è interpretato qui da Jared Harris, figlio di Richard Harris, che se la cava egregiamente pur non essendo molto somigliante a Giorgio VI.

MV5BYjU2MDRjNGUtOWJiMi00YzdmLThjZjItMDc3ZTVlNGM2OWU2XkEyXkFqcGdeQXVyNTQxMTIxMTk@._V1_SY500_CR0,0,333,500_AL_03-rarely-seen-photos-of-queen-elizabeth-ii-and-prince-philip-1024x683In questo caso il “dark horse” è Matt Smith nel ruolo di Philip. Oltre agli appassionati di “Doctor Who”, molti troveranno accattivante e realistica l’interpretazione di Smith. Sì, ha tradito la moglie, sì, ha sofferto della sua posizione subordinata. Ma Philip dimostra di amare Elizabeth e di sapersi mettere in secondo piano per lei, come tante volte abbiamo visto il principe Filippo (ormai ritiratosi dagli impegni ufficiali) seguire amorevolmente sua moglie.

WatchmenAntony_Armstrong-Jones_1965_(cropped)Curiosità: Stephen Dillane (Stannis) interpreta un pittore di sinistra che fa un ritratto a Churchill (John Lithgow); Matthew Goode, alias Ozymandias in uno dei miei film preferiti, “Watchmen“, interpreta il marito artista di Margaret, Tony Armstrong-Jones, Lord Snowdon.

MV5BMzE3NDA1MDMzOF5BMl5BanBnXkFtZTgwNzY2NDczMDI@._V1_SY1000_CR0,0,1502,1000_AL_MV5BOTA1ZTM4NjUtMDViZC00MmFiLWExNDItZjU5MzY4YmYzZDVhXkEyXkFqcGdeQXVyNTQxMTIxMTk@._V1_SY1000_CR0,0,666,1000_AL_E’ molto affascinante e inquietante il fatto che Alex Jennings interpreti lo zio (padre?) di Albert in “Victoria”, e David, brevemente re Edoardo VIII, in “The Crown”, E ANCHE IL PRINCIPE CARLO nel film “The Queen” con la mia adorata Helen Mirren. Chiaramente ha i tratti della dinastia.

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Gestire una biblioteca di paese

vecchiooratorioJPGBonus a chi riconosce la citazione da “Il Pendolo di Foucault”.

La Biblioteca Pubblica Teresa Donati di Nebbiuno esiste ormai da anni, ma solo dall’ottobre scorso ci siamo trasferiti nella piazza principale del paese, dentro lo spazio del vecchio oratorio generosamente messo a disposizione da Don Maurizio nella casa parrocchiale. E’ un enorme miglioramento rispetto allo spazio angusto e pressoché irraggiungibile in cima al paese che avevamo prima (peraltro regalatoci dalla famiglia Donati e che ci ha permesso di dare avvio a questa iniziativa). I problemi da affrontare sono ancora tanti: per fortuna la Biblioteca è “giovane” e ci consideriamo ancora in rodaggio.

IMG_0767Io non faccio parte del Consiglio Direttivo, sono soltanto una volontaria. Tento di risolvere problemi immediati come il funzionamento dei computer, le sostituzioni ai turni di apertura se qualcuno sta male, l’applicazione della legge marziale per ricordare di spegnere il riscaldamento etc, ma soprattutto l’ordine dei libri.

Purtroppo lo spazio è sì aumentato, ma è sempre limitato, perché metà della nostra sala è dedicata a due grandi tavoli per le attività e a eventuali proiezioni. Le generose donazioni che ci arrivano periodicamente sono ogni volta una sfida per trovare un posto. Sto ancora cercando di compattare gli autori stranieri e italiani spargendo etichette di scotch di carta su ogni ripiano; per questo non abbiamo ancora un ordine preciso, tantomeno un catalogo o etichette stampate e applicate decentemente.

WP_20181109_002Aperture, iscrizioni, prestiti e resi, va bene… ma è tutto così angosciosamente sociale. Lasciatemi da sola in cima alla mia scaletta, a spartire i libri per argomento e poi per ordine alfabetico, e sono felice. (Ci si fanno anche i muscoli.) Fa tanto Nome della Rosa… mi piace vedermi come Guglielmo da Baskerville che difende i libri, ma spesso assomiglio pericolosamente a Jorge da Burgos. A volte mi sembra di prevaricare nel mio desiderio di occuparmi da sola dell’ordine dei libri.

zIMG_0251Ma il resto del gruppo è ben contento di lasciarlo fare a me – purché prima o poi io presenti almeno uno schema perché tutti possano trovare tutto – e a me sembra che, come ha fatto in passato una mia amica, è ovvio che in un posto così piccolo sia una sola persona a occuparsi dell’ordine, almeno nelle prime fasi. Se poi questa persona è laureata in filologia, non è sboronaggine ma è una pesante responsabilità. Simone de Beauvoir va sotto la D o sotto la B? (Io la metto sotto la B, perché che senso ha mettere Antoine de Saint-Exupery sotto la D?) Il mio amato e compianto Giorgio Faletti va sotto “Gialli Italiani” o sotto “Autori Italiani” in generale, fra Eco e Fallaci? (Al momento è lì.) Queste sono cose che mi vengono spontanee e che non saprei mai spiegare a un’altra persona.

Poi ci sono gli autori che sconfiggono anche me. Se trovo Pinco Pallino, che non ho mai sentito nominare, il cui libro ha vinto i premi Strega, Campiello e Petruzzellis della Gattina, e parla di un complotto sociopolitico ai tempi di Ramesse II mentre la figlia del Faraone ha una storia d’amore a luci rosse con un ebreo e poi arrivano gli alieni, lo metto sotto Autori Italiani, Romanzo Storico, Rosa o Fantastico? O, Dio non voglia, Storia Antica o Religione?

A volte rimpiango di non aver mai fatto l’esame di Biblioteconomia. Ma non mi servirebbe, qui dove siamo così piccoli che applichiamo non tanto la classificazione decimale Dewey ma il diffuso metodo “O la va o la spacca”.

E non parliamo dei problemi di comprensione interna. Parte del nostro gruppo è un tantino anticlericale, per cui il Don è la causa di tutti i mali, non importa che ci abbia regalato un oratorio. E in un paesino di montagna è inevitabile che la lettura non sia esattamente l’attività preferita. Fra altre iniziative, stiamo tentando, non dico di far decollare, ma di tenere in vita artificialmente il “Pomeriggio con un Libro”, ormai degno di testamento biologico. Già mi hanno bocciato il titolo “Pomeriggio letterario” perché “fa troppo paura”. Adesso stiamo disperatamente cercando di radunare più di 4 persone, 3 delle quali sono la mia famiglia e una è la volontaria che apre la Biblioteca, per parlare nel modo meno minaccioso possibile di argomenti inoffensivi come i racconti di animali o di Sherlock Holmes. (“Ma Sherlock Holmes non è un cattivo?” Sant’Arthur Conan Doyle, tienimi una mano sulla testa.) A volte ho il sogno perverso di radunare trenta contadini e pensionati solo per scaricargli in testa “Un posto pulito e ben illuminato” di Hemingway o “I Morti” di James Joyce, scatenando così un’ondata di suicidi.

Sì, i giornali avevano ragione: c’era neve in tutta l’Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva dolcemente sulla palude di Allen e, più a occidente, cadeva dolcemente nelle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche dovunque nel cimitero isolato sulla collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava in grossi mucchi sulle croci storte e sulle lapidi, sulle lance del cancelletto, sugli sterili spini. La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell’universo e lieve cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti.

“Buona notte,” disse l’altro. Spense la luce continuando la conversazione fra sé e sé. Era la luce, ovviamente, ma era comunque necessario che il posto fosse pulito e piacevole. Certamente non ci deve essere musica. Né si può stare con dignità in piedi di fronte ad un bancone, anche se è l’unica cosa che puoi trovare dopo una certa ora. Di che cosa aveva paura? Non era paura né timore, era un nulla che conosceva troppo bene. Tutto era nulla, anche gli uomini erano nulla. Era solo quello e la luce era l’unica cosa di cui aveva bisogno, assieme ad un poco di pulizia e di ordine.
Alcuni ci vivevano e neanche se ne accorgevano, ma lui lo sapeva che tutto era nada y pues nada y nada y pues nada. Nada nostro che sei nel nada, nada sia il tuo nome ed il tuo regno, nada la tua volontà in nada come in nada. Dacci oggi il nostro nada quotidiano e rimetti a noi i nostri nada come noi rimettiamo ai nostri nada e liberaci dal nada; pues nada.

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Non ho la stoffa dell’attivista

Stanotte non ci ho dormito per quello che ho scritto ieri. Pensavo di cancellarlo, ma tanto ormai è su FB, e poi sono ancora convinta di aver scritto cose giuste. L’ansia sociale mi tormenta, ma per stavolta non ha vinto, se non per il fatto che non avrò mai il coraggio di leggere i commenti.

Ero entrata nel sito per aggiornare la mia lista di traduzioni di Sherlock Holmes, e mi ha preso un accesso di sincerità. Si potrebbe pensare che questo è il mio blog professionale e la mia vita privata non c’entra; ma quando la mia vita privata influenza la mia vita professionale, non mi sembra giusto nasconderlo. Adesso magari riceverò meno offerte di lavoro perché potrei aver lasciato credere di non essere in grado di lavorare. Fa niente. In ogni caso non è vero! A parte una stanchezza generale per tutti gli esami, controlli e palle varie, io STO BENE e non è previsto che peggiori, anzi.

Quello che ho scritto è giusto. Potrebbe danneggiarmi, ma se invece aiuta almeno una persona a tranquillizzarsi, a capire meglio che del cancro (come della depressione ansiosa) si può parlare, che si può curare, che ci si può vivere, avrò avuto successo, anche se magari non lo saprò mai.

E chissà che da tutta questa situazione non esca un racconto, un romanzo, un diario. A quel punto avrò avuto successo anche dal punto di vista professionale. Win-win.

 

 

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