Nuove uscite di PB Cartoceti

diari-della-bicicletta-chieti-tabula-fati-2018-103f2261-1e0f-4d0b-8d13-619645bf6fd9Prima fra tutte, ovviamente, “I diari della bicicletta” edito da Tabula Fati, che contiene un racconto della sottoscritta. E’ la mia prima pubblicazione dopo Hobbitologia. Devo veramente darmi una bella pedata nel fondoschiena.

Seguono le più recenti traduzioni degli apocrifi di Sherlock Holmes:

Sherlock Holmes e l’avventura della Peste Nera

Sherlock Holmes e l’avventura dell’abominevole moglie

Sherlock Holmes e l’avventura della stampella d’alluminio

Sherlock Holmes e la singolare scomparsa di James Phillimore

Sherlock Holmes e il Barone Maupertuis

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Recensione: L’Eneide (1971)

enea2fn71.jpgDovevo lavorare su tutt’altro ma stamattina sull’ANSA ho trovato la notizia della morte dell’attore Giulio Brogi, interprete di Enea nella produzione RAI del 1971, e mi ha travolto uno sfracello di ricordi da sbobinare subito. Fra l’altro avevo parlato di lui pochi giorni fa in occasione di un paragone fra Virgilio e Leopardi (non chiedete). Per ragioni anagrafiche non posso aver visto la serie in diretta, ma devo averla divorata in anni seguenti, dopo un’infanzia trascorsa a leggere i poemi epici e la Divina Commedia con la pila sotto le coperte.

hqdefaultMi prendevano in giro perché mi piaceva il “Pio Enea”, senza togliere nulla a Ulisse. D’altra parte siamo in Italia: destra o sinistra, Bartali o Coppi, Omero o Virgilio, niente in mezzo. Della mia simpatia per i bravi ragazzi feci un vessillo di ribellione a questa dicotomia forzata. Quando finalmente vidi l’Eneide in tivù, in sette puntate di un’ora circa, mi sentii vendicata: Giulio Brogi era un pezzo di figliolo che lévati. Ricordo bene i panorami selvaggi popolati di donne dalla sfolgorante bellezza mediterranea, e le narrazioni oniriche, quasi surreali, quando non spietatamente concrete. Palinuro (un altro mio preferito, antesignato di una serie di eroi sfigati) non muore ma sceglie di andarsene perché ormai la sua missione è compiuta. Enea è sì un prestante trentacinquenne, ma Lavinia è una bambina che preferirebbe Ascanio, e l’idea del matrimonio deciso dal fato mi dava perfino a quell’epoca presentimenti spiacevoli di non consensualità.

Stamattina sono andata a cercarmi tutti i video che potevo su YouTube. Ho ritrovato con malinconia il bell’Enea che ricordavo, sia pure un poco legnoso, i volti e i panorami rustici e alieni e allo stesso tempo familiari, le dee nascoste indistinguibili dalle regine stravolte dalla follia, le citazioni in latino dall’originale. Molto lento per gli standard di oggi, e la versione YouTube è visivamente sbiadita e confusa. Diversi recensori riconoscono la fedeltà filologica al testo ma criticano praticamente tutto il resto, dalla recitazione all’ambientazione ai costumi. Sugli ultimi due punti non ho opinioni, perché sebbene il periodo storico mi affascini, non sono affatto competente delle sue caratteristiche. Qui trovate una bella recensione che parla anche degli altri grandi sceneggiati dell’epoca, fra cui L’Odissea che purtroppo ricordo pochissimo.

favino_bartali_r439.jpgSì, a quell’epoca si giravano sceneggiati sulla storia dell’Italia e sulle grandi opere letterarie, e si tentava perfino di trarne film (così accadde dell’Eneide, non so con quali risultati). Non amo il formato “sceneggiato”; certi sono così ben fatti (mi viene in mente quello recente su Bartali con Pierfrancesco Favino, uno dei nostri migliori attori anche all’estero) che mi chiedo se con un paio di tagli ben piazzati non potrebbe venirne fuori un film da sala che forse avrebbe successo. Saranno questioni economico-produttive di cui non capisco niente. Ogni tanto esce un buon film italiano di ambiente storico, ma sempre troppo pochi rispetto alla nostra ricca storia e letteratura.

Insomma… grazie, Giulio, per i ricordi.

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Recensione: “Victoria” e “The Crown”

Her_Majesty's_Gracious_Smile_by_Charles_KnightMV5BNzE0YzhlOTEtOWRhNy00ZDA0LWIyNTQtNTBiODRhZTRjZmJmXkEyXkFqcGdeQXVyNTAyODkwOQ@@._V1_SY500_CR0,0,336,500_AL_Due serie su due grandi regine. “Victoria” è uscita nel 2016 e stanno lavorando alla terza serie. “The Crown” parla dell’attuale regina Elisabetta II e anche in questo caso ho visto in DVD solo le prime due stagioni. Le recensisco insieme perché hanno molto in comune, non solo una protagonista regina. Mi fermo alla II stagione di entrambe perché, mentre per “Victoria” verranno mantenuti gli stessi attori per la III stagione, per “The Crown” cambieranno.

Mi è molto piaciuto in entrambe le serie il casting, la sceneggiatura, il montaggio e la scenografia. Sarebbe stato facile trasformarle in telenovelas, dato che storicamente la corte inglese, come tutte le corti, è un nido di vipere. Invece le due serie non indulgono in dettagli torbidi ma neppure li ignorano. La recitazione, come la regia, è delicata. Fa colpo la vicenda della damigella di Victoria, accusata di essere incinta e invece malata di cancro; e tutti quelli che sono grandi abbastanza ricorderanno le follie della principessa Margaret, sorella di Elizabeth. Ma nel primo caso viene messa in evidenza la tragedia dell’incomprensione fra la damigella e la regina, e nel secondo è chiaro che la povera Margaret aveva problemi psichici che all’epoca non era possibile menzionare, tanto meno curare. Le è andata meglio che alla sorella di JFK.

Drammi personali e grandi eventi storici vengono descritti con freschezza e velocità. Anche chi conosce benissimo la storia rimane in sospeso chiedendosi cosa accadrà dopo. Tutto grazie a un’ottima regia-sceneggiatura-montaggio. La scenografia di “Victoria” si basa molto sulla CGI, che non si nota affatto; “The Crown” dà molti meno dettagli nel dietro le quinte del DVD, ma ho l’impressione che le location fossero più reali che in “Victoria”. In ogni caso, complimenti a entrambe.

MV5BYWIzYjdhYmMtOThmYy00N2M5LWEyN2EtNTU5NmE1MzQxNjliXkEyXkFqcGdeQXVyNTQxMTIxMTk@._V1_SX1777_CR0,0,1777,999_AL_prince-albert-20845371-1-number-402La regina Vittoria è interpretata da Jenna Coleman con occhi azzurri. L’ho trovata molto carina ed espressiva, e mi è stato facile immaginarla evolversi nella tombolotta che era Vittoria in anni più tardi (qualche volta era divertita). Bravissimo Tom Hughes nell’interpretare Albert in modo credibile, intenso, mai noioso. Non ho molta pazienza per gli attori che di solito interpretano il “bel giuovine”, ma in questo caso ha funzionato.

MV5BOWQ1NDM4ODctOTJlNS00OTVmLThlNmQtOTZhZjc4YzZmYmE4XkEyXkFqcGdeQXVyNjQ5NzI2OTM@._V1_Il “cavallo nero” (“dark horse” = quello su cui nessuno scommetterebbe e invece spacca) della produzione è Rufus Sewell nel ruolo del primo ministro Lord Melbourne. Sewell è entrato con impeto nella mia vita interpretando Fortebraccio nell’Amleto di Branagh. Tutti lì al cinema a singhiozzare, e all’improvviso si spalancano le porte ed entra a lunghi passi questo ragazzo stupendo dagli occhi gialli, e “Amleto chi?”. Ha fatto anche “I Pilastri della Terra” con il mio altro preferito Matthew MacFadyen. Ora che non è più un ragazzo, Sewell continua a interpretare personaggi storici complessi (Alexander Hamilton in “John Adams“).

270px-Queen_Elizabeth_II_-_1953-DressMV5BZGE4ZjVlZDgtMjZjOS00YmE3LThkZjQtMDMxZTlkYWM2YTM2XkEyXkFqcGdeQXVyNTY3OTE3Mzg@._V1_SY1000_CR0,0,666,1000_AL_“The Crown” è interpretata nelle prime due stagioni da Claire Foy, che sarà sostituita nella terza da Olivia Williams. Confesso che Claire Foy mi è sembrata la meno centrata del casting (no, non ho ancora visto “The First Man”). E’ bravissima nel riprodurre i gesti e il modo di parlare della regina, ma le sopracciglia, accidenti, non sono quelle di suo padre. Il quale è interpretato qui da Jared Harris, figlio di Richard Harris, che se la cava egregiamente pur non essendo molto somigliante a Giorgio VI.

MV5BYjU2MDRjNGUtOWJiMi00YzdmLThjZjItMDc3ZTVlNGM2OWU2XkEyXkFqcGdeQXVyNTQxMTIxMTk@._V1_SY500_CR0,0,333,500_AL_03-rarely-seen-photos-of-queen-elizabeth-ii-and-prince-philip-1024x683In questo caso il “dark horse” è Matt Smith nel ruolo di Philip. Oltre agli appassionati di “Doctor Who”, molti troveranno accattivante e realistica l’interpretazione di Smith. Sì, ha tradito la moglie, sì, ha sofferto della sua posizione subordinata. Ma Philip dimostra di amare Elizabeth e di sapersi mettere in secondo piano per lei, come tante volte abbiamo visto il principe Filippo (ormai ritiratosi dagli impegni ufficiali) seguire amorevolmente sua moglie.

WatchmenAntony_Armstrong-Jones_1965_(cropped)Curiosità: Stephen Dillane (Stannis) interpreta un pittore di sinistra che fa un ritratto a Churchill (John Lithgow); Matthew Goode, alias Ozymandias in uno dei miei film preferiti, “Watchmen“, interpreta il marito artista di Margaret, Tony Armstrong-Jones, Lord Snowdon.

MV5BMzE3NDA1MDMzOF5BMl5BanBnXkFtZTgwNzY2NDczMDI@._V1_SY1000_CR0,0,1502,1000_AL_MV5BOTA1ZTM4NjUtMDViZC00MmFiLWExNDItZjU5MzY4YmYzZDVhXkEyXkFqcGdeQXVyNTQxMTIxMTk@._V1_SY1000_CR0,0,666,1000_AL_E’ molto affascinante e inquietante il fatto che Alex Jennings interpreti lo zio (padre?) di Albert in “Victoria”, e David, brevemente re Edoardo VIII, in “The Crown”, E ANCHE IL PRINCIPE CARLO nel film “The Queen” con la mia adorata Helen Mirren. Chiaramente ha i tratti della dinastia.

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Gestire una biblioteca di paese

vecchiooratorioJPGBonus a chi riconosce la citazione da “Il Pendolo di Foucault”.

La Biblioteca Pubblica Teresa Donati di Nebbiuno esiste ormai da anni, ma solo dall’ottobre scorso ci siamo trasferiti nella piazza principale del paese, dentro lo spazio del vecchio oratorio generosamente messo a disposizione da Don Maurizio nella casa parrocchiale. E’ un enorme miglioramento rispetto allo spazio angusto e pressoché irraggiungibile in cima al paese che avevamo prima (peraltro regalatoci dalla famiglia Donati e che ci ha permesso di dare avvio a questa iniziativa). I problemi da affrontare sono ancora tanti: per fortuna la Biblioteca è “giovane” e ci consideriamo ancora in rodaggio.

IMG_0767Io non faccio parte del Consiglio Direttivo, sono soltanto una volontaria. Tento di risolvere problemi immediati come il funzionamento dei computer, le sostituzioni ai turni di apertura se qualcuno sta male, l’applicazione della legge marziale per ricordare di spegnere il riscaldamento etc, ma soprattutto l’ordine dei libri.

Purtroppo lo spazio è sì aumentato, ma è sempre limitato, perché metà della nostra sala è dedicata a due grandi tavoli per le attività e a eventuali proiezioni. Le generose donazioni che ci arrivano periodicamente sono ogni volta una sfida per trovare un posto. Sto ancora cercando di compattare gli autori stranieri e italiani spargendo etichette di scotch di carta su ogni ripiano; per questo non abbiamo ancora un ordine preciso, tantomeno un catalogo o etichette stampate e applicate decentemente.

WP_20181109_002Aperture, iscrizioni, prestiti e resi, va bene… ma è tutto così angosciosamente sociale. Lasciatemi da sola in cima alla mia scaletta, a spartire i libri per argomento e poi per ordine alfabetico, e sono felice. (Ci si fanno anche i muscoli.) Fa tanto Nome della Rosa… mi piace vedermi come Guglielmo da Baskerville che difende i libri, ma spesso assomiglio pericolosamente a Jorge da Burgos. A volte mi sembra di prevaricare nel mio desiderio di occuparmi da sola dell’ordine dei libri.

zIMG_0251Ma il resto del gruppo è ben contento di lasciarlo fare a me – purché prima o poi io presenti almeno uno schema perché tutti possano trovare tutto – e a me sembra che, come ha fatto in passato una mia amica, è ovvio che in un posto così piccolo sia una sola persona a occuparsi dell’ordine, almeno nelle prime fasi. Se poi questa persona è laureata in filologia, non è sboronaggine ma è una pesante responsabilità. Simone de Beauvoir va sotto la D o sotto la B? (Io la metto sotto la B, perché che senso ha mettere Antoine de Saint-Exupery sotto la D?) Il mio amato e compianto Giorgio Faletti va sotto “Gialli Italiani” o sotto “Autori Italiani” in generale, fra Eco e Fallaci? (Al momento è lì.) Queste sono cose che mi vengono spontanee e che non saprei mai spiegare a un’altra persona.

Poi ci sono gli autori che sconfiggono anche me. Se trovo Pinco Pallino, che non ho mai sentito nominare, il cui libro ha vinto i premi Strega, Campiello e Petruzzellis della Gattina, e parla di un complotto sociopolitico ai tempi di Ramesse II mentre la figlia del Faraone ha una storia d’amore a luci rosse con un ebreo e poi arrivano gli alieni, lo metto sotto Autori Italiani, Romanzo Storico, Rosa o Fantastico? O, Dio non voglia, Storia Antica o Religione?

A volte rimpiango di non aver mai fatto l’esame di Biblioteconomia. Ma non mi servirebbe, qui dove siamo così piccoli che applichiamo non tanto la classificazione decimale Dewey ma il diffuso metodo “O la va o la spacca”.

E non parliamo dei problemi di comprensione interna. Parte del nostro gruppo è un tantino anticlericale, per cui il Don è la causa di tutti i mali, non importa che ci abbia regalato un oratorio. E in un paesino di montagna è inevitabile che la lettura non sia esattamente l’attività preferita. Fra altre iniziative, stiamo tentando, non dico di far decollare, ma di tenere in vita artificialmente il “Pomeriggio con un Libro”, ormai degno di testamento biologico. Già mi hanno bocciato il titolo “Pomeriggio letterario” perché “fa troppo paura”. Adesso stiamo disperatamente cercando di radunare più di 4 persone, 3 delle quali sono la mia famiglia e una è la volontaria che apre la Biblioteca, per parlare nel modo meno minaccioso possibile di argomenti inoffensivi come i racconti di animali o di Sherlock Holmes. (“Ma Sherlock Holmes non è un cattivo?” Sant’Arthur Conan Doyle, tienimi una mano sulla testa.) A volte ho il sogno perverso di radunare trenta contadini e pensionati solo per scaricargli in testa “Un posto pulito e ben illuminato” di Hemingway o “I Morti” di James Joyce, scatenando così un’ondata di suicidi.

Sì, i giornali avevano ragione: c’era neve in tutta l’Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva dolcemente sulla palude di Allen e, più a occidente, cadeva dolcemente nelle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche dovunque nel cimitero isolato sulla collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava in grossi mucchi sulle croci storte e sulle lapidi, sulle lance del cancelletto, sugli sterili spini. La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell’universo e lieve cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti.

“Buona notte,” disse l’altro. Spense la luce continuando la conversazione fra sé e sé. Era la luce, ovviamente, ma era comunque necessario che il posto fosse pulito e piacevole. Certamente non ci deve essere musica. Né si può stare con dignità in piedi di fronte ad un bancone, anche se è l’unica cosa che puoi trovare dopo una certa ora. Di che cosa aveva paura? Non era paura né timore, era un nulla che conosceva troppo bene. Tutto era nulla, anche gli uomini erano nulla. Era solo quello e la luce era l’unica cosa di cui aveva bisogno, assieme ad un poco di pulizia e di ordine.
Alcuni ci vivevano e neanche se ne accorgevano, ma lui lo sapeva che tutto era nada y pues nada y nada y pues nada. Nada nostro che sei nel nada, nada sia il tuo nome ed il tuo regno, nada la tua volontà in nada come in nada. Dacci oggi il nostro nada quotidiano e rimetti a noi i nostri nada come noi rimettiamo ai nostri nada e liberaci dal nada; pues nada.

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Non ho la stoffa dell’attivista

Stanotte non ci ho dormito per quello che ho scritto ieri. Pensavo di cancellarlo, ma tanto ormai è su FB, e poi sono ancora convinta di aver scritto cose giuste. L’ansia sociale mi tormenta, ma per stavolta non ha vinto, se non per il fatto che non avrò mai il coraggio di leggere i commenti.

Ero entrata nel sito per aggiornare la mia lista di traduzioni di Sherlock Holmes, e mi ha preso un accesso di sincerità. Si potrebbe pensare che questo è il mio blog professionale e la mia vita privata non c’entra; ma quando la mia vita privata influenza la mia vita professionale, non mi sembra giusto nasconderlo. Adesso magari riceverò meno offerte di lavoro perché potrei aver lasciato credere di non essere in grado di lavorare. Fa niente. In ogni caso non è vero! A parte una stanchezza generale per tutti gli esami, controlli e palle varie, io STO BENE e non è previsto che peggiori, anzi.

Quello che ho scritto è giusto. Potrebbe danneggiarmi, ma se invece aiuta almeno una persona a tranquillizzarsi, a capire meglio che del cancro (come della depressione ansiosa) si può parlare, che si può curare, che ci si può vivere, avrò avuto successo, anche se magari non lo saprò mai.

E chissà che da tutta questa situazione non esca un racconto, un romanzo, un diario. A quel punto avrò avuto successo anche dal punto di vista professionale. Win-win.

 

 

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Nessun anno è sprecato

vop_pood2_bNeanche il 2018, in cui sono scomparsa a causa di problemi di salute non ancora risolti. Non sono stata alla Starcon di Chianciano anche perché la location 2017 non mi è piaciuta (scusa Gabri) ma neanche ad appuntamenti dietro l’angolo come Novegro, Stranimondi, il Raduno – mica tanto dietro l’angolo quest’ultimo, ma per me la Romagna è una seconda casa. Eppure.

Fatico a dirlo, perché mi è stato fatto capire che perfino ammettere la depressione ansiosa può essere negativo per la mia reputazione professionale. Ma per me è una questione di principio: far capire al mondo che non esistono malattie degne di stigma, e che più se ne parla più è facile affrontarle e rispettare coloro che ne soffrono. E dato che non si può sapere CHI ne soffre, potrebbe essere buona abitudine non comportarsi in modo aggressivo, intollerante, violento e rumoroso con nessuno. Utopia?

E poi c’è il “brutto male”. Che non è necessariamente il cancro; a tutt’oggi non ho idea di cosa sia morto Sergio Marchionne, non un mio eroe (non amava Kimi) ma un essere umano, la cui fine mi ha emotivamente coinvolta ma mi ha lasciata svuotata per non aver capito esattamente cosa gli sia successo. Non voglio essere morbosa, ma nel 2015 ho accompagnato il mio adorato papà, il mio migliore amico, alla fine della sua vita, e avrei odiato non sapere cosa gli stava succedendo, anche se saperlo mi ha spezzato il cuore.

Adesso il “brutto male” ce l’ho io. E rifiuto giri di parole, eufemismi, garbate elisioni. Ho il CANCRO. Dico subito che a quanto pare è una forma non aggressiva e che con le cure opportune dovrebbe sparire. Sono viva, sto bene, faccio Tai Chi Chuan e se qualcuno mi tratta da malata gli somministro il Primo Pugno. Ma ho il cancro, un linfoma per essere precisi, e ODIO quando leggo con compassione della fine di qualcuno e non si dice altro che è stato “un brutto male”. STIKAZZI! Ditemi cos’era esattamente, così posso capire cosa mi aspetta! E non dipende dai parenti giustamente sconvolti, ma dai giornalisti pavidi che non osano scendere nei dettagli, ancora legati a formalità ottocentesche, e non hanno idea di quanto sia importante per gente come me , e come molti altri, sapere cosa uccide e cosa no.

Cioè, gente, non sto morendo e non ho intenzione di morire nei prossimi trenta-quarant’anni. Sto cercando una cura e anzi spero, come portatrice di un cancro raro, di essere utile ad altri. Ma dato che non sono mai stata normale in niente, ho appena fatto la terza biopsia per capire che cavolo ho. Devo essere l’unica persona al mondo che non vede l’ora di ricominciare la chemio.

Vorrei parlare dell’aiuto che mi dà la fede, ma non mi piace fare la santerellina e neanche farmi passare da devota, quando la depressione mi impedisce di credere in qualsiasi cosa buona. Spero che Dio ignori il mio pessimismo e mi accolga lo stesso anche se Lo metto da parte.

Riassumendo: mi sono già persa Novegro ma spero di farmi Cartoomics, Bellaria, S. Marino, Stranimondi e tutto quello che posso godermi. Perchè una depressa-ansiosa con il cancro può sempre godersi la vita e dare senso a ogni anno.

Vero?

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MICROCOSMO YOUTUBE 1

Dato che non vado al Raduno Tolkieniano di San Marino – tristezza – vi scrivo un editoriale.

Il fenomeno mediatico YouTube sta esplodendo come fonte di notizie alternativa ai mainstream media e come forma di intrattenimento. Ormai è paragonabile all’avvento della televisione; c’è un sacco di spazzatura, fake news e molte gemme; bisogna discriminare. Spero di esserne in grado.

Personalmente l’ho scoperto in un momento di stanchezza. Dall’autunno scorso, causa la dipartita di un amato zio e qualche problema di salute, ho avuto una serie di casini burocratici che hanno stroncato tutto l’entusiasmo suscitato da Stranimondi 2017. Stare al telefono 24/7 con geometri, commercialisti, notai, e dottori, e girare per proprietà e ospedali, fa questo effetto. Continuo a tradurre e a lavorare sulle mie scritture, ma arriva il momento in cui voglio solo staccare il cervello. Ho raggiunto un livello di pigrizia tale che non ho neanche più voglia di fare giochi su Internet: mi basta guardare qualcun altro che gioca.

Da questo incontro casuale (non ricordo neanche quale gioco avessi cercato per la prima volta) è nata una specie di dipendenza che devo combattere per riuscire anche a lavorare. È così rilassante fissare lo schermo del computer come una televisione, e carrellare (per usare un verbo popolare nella mia famiglia) fra i vari canali. Certo, potrei darmi da fare per implementare il collegamento Internet della mia WII e guardare i video sul televisore intanto che faccio step o cyclette, ma fa tanto caldo…

14141458.950881.1695Sia per mantenermi in esercizio con la lingua che per reazione alla televisione italiana perennemente accesa nella nostra cucina, guardo solo canali in  inglese. Uno dei primi che ho scoperto – potrà sembrare banale – è lo YouTuber più popolare in assoluto, Pewdiepie, un opinionista svedese che vive in Inghilterra con la sua futura moglie italiana, Marzia, lei stessa YouTuber. Già questo è significativo del melting pot che mi piace in YouTube. Felix è abrasivo, brutalmente sincero, dotato di un umorismo sarcastico che viene compreso da pochi. Certe volte non lo sopporto neanch’io, ma so che da lui posso sempre aspettarmi commenti interessanti su giochi, video, notizie, perfino libri. Il fatto che sia un gran bel figliolo aiuta.

Snapshot_20180810In realtà il mio YouTuber preferito è Markiplier, nato alle Hawaii, figlio di un tedesco e di una coreana, convivente con un Golden Retriever e residente a Los Angeles – di nuovo uno splendido mix. Mark è soprattutto un gamer, ma ha anche prodotto e interpretato webseries di qualità superiore a molto che si vede in TV (cercate “Who Killed Markiplier”). È anche famoso per video intimisti in cui racconta momenti di crisi, perdite personali, gratitudine verso i fans per i suoi successi, con copiosi pianti; ma anche il suo strabordante umorismo è evidente nelle lunghe dirette che produce periodicamente per beneficienza, grazie alle quali ha donato milioni per le cause più diverse. Anche lui è uno strafigo pazzesco… ho davanti a me il suo calendario di nudi artistici, venduto in favore della lotta contro il cancro!

Il concetto dei guadagni su YouTube mi porta a un argomento molto spinoso, che mi ha aperto un mondo alternativo all’editoria ma altrettanto pieno di pericoli. No, non voglio diventare una YouTuber, la mia ansia sociale me lo impedisce (chi può dirlo…), ma mi affascina vedere come altri creativi si sono inventati un lavoro che non è mai scontato quanto ai guadagni. YouTube sta diventando sempre più un business, e come tale sempre più schiavo delle leggi del mercato.

Se io posto un video su YouTube ho l’opzione di “monetizzarlo”, ovvero di mostrare spot pubblicitari al suo interno, e ricavarne un guadagno. È così che gli YouTuber che per un puro caso demografico hanno colto l’onda al momento giusto (al volgere degli anni ’10) e adesso vanno per la trentina, come Felix o Mark, hanno costruito la loro fortuna.

Ma è davvero così facile fare soldi con YouTube? Lo è sempre meno. È in voga il fenomeno della “demonetizzazione”, per cui se un video è meno che politicamente corretto, non ottiene spot e quindi non porta guadagno all’autore. Il famigerato Pewdiepie ha fatto diversi passi falsi nella sua carriera, biologicamente inevitabili – avete presente il principe Harry in uniforme nazista, ora buon marito e futuro padre di famiglia? Il culmine della crisi di Felix è stato durante una diretta del videogioco Player Unknown Battlegrounds (PUBG) in cui nell’euforia del combattimento il giovane svedese ha pronunciato l’infame parola NIGGER. Demonetizzato all’istante e messo all’indice – al momento i mainstream media lo accusano anche se si gratta il naso in trasmissione.

E apriamo un’altra parentesi sul politicamente corretto. Restiamo sull’esempio di NIGGER. (Lo metto in maiuscole perché è così significativo, a rischio di essere demonetizzata… no, un momento, il sito me lo pago io.) In se stesso, è un termine derogativo per indicare gli Afro-Americani. Però viene usato liberamente dagli Afro-Americani stessi, per esempio nel rap. Ma se lo usa un bianco è offensivo! Viene addirittura fatta la differenza di pronuncia fra nigg-ER, con la R arrotata, che è inteso come un insulto, e NIGGA, che invece vale come “amico”. La filologa in me inorridisce. Questo è solo un piccolo esempio del delirio che ho scoperto su YouTube. Sono conservatrice e mi considero di mentalità aperta, ma ultimamente mi sembra che il politicamente corretto stia esagerando.

Esempio. Sono affascinata da un fenomeno per cui non so neppure trovare un nome. Loro si fanno chiamare (per il momento) LGBTQA+, e la filologa di cui sopra inorridisce di nuovo. Accetto che una persona non si identifichi con i due generi classici. Quasi tutti abbiamo passato la fase della cotta per la migliore amica o per l’atleta figo della classe. Qualcuno non riesce a superarla e ha seri problemi di identità di genere. Da ansioso-depressiva, ho il massimo rispetto per loro. Come io ho cercato rimedio nella terapia psicologica e psichiatrica, com-patisco (= soffro con) quelli che decidono di essere attratti dal loro stesso genere, o addirittura di compiere un difficile processo di transizione per diventare quello che sentono di essere davvero. (No, non basta andare in ospedale e trasformare la passerina in un uccellino e viceversa. È un processo infinitamente più lungo, complesso e doloroso.)

Ma mi sembra ridicolo e pericoloso che diventi una moda – da applicare forzatamente perfino ai bambini, che sono tutti potenzialmente bisessuali perché la vera attrazione verso l’altro avviene solo con la pubertà – e che si voglia essere rappresentati da una sigla ridondante:

L = Lesbica (ok, ma basterebbe omosessuale)
G = Gay (ok, ma vale anche per le donne omosessuali)
B = Bisessuale (ok, esistono e in un certo senso lo siamo quasi tutti)
T = Transessuale (ok, ma ce ne sono di tutti i tipi, gli uomini che diventano donna ma si tengono il pipino, etc)
Q = Queer (che a mio modesto parere copre tutti gli esempi di cui sopra)
A = Asessuale (ok, esistono, io lo sono per necessità, ma è uno spettro larghissimo)
+ = tutti gli altri, poligami, polisessuali cioè attratti da qualsiasi cosa… è un casino!

Detto ciò, ripeto, questa cultura mi affascina. Seguo su YouTube diversi omosessuali, transessuali e bisessuali. Molti di loro fanno video di bellezza, cioè trattano di trucchi, vestiti, arredamento etc (anche un sacco di YouTubers etero come Marzia) e questo argomento mi interessa poco, non sarei mai capace. Ma sono attratta dall’estetica di queste persone, le trovo belle a prescindere: due esempi, Blaire White (con cui condivido l’impostazione conservatrice) e Jeffree Star. Quando guardo un loro video ho l’irrefrenabile impulso ad andare a depilarmi le mie sopracciglia da Neanderthal, che può farmi solo bene.

Questa è solo la punta dell’iceberg di ciò che trovo interessante su YouTube. Mi piace tutto ciò che sfida le definizioni convenzionali, per esempio SomeBlackGuy, un ragazzo nero (si può dire?) e conservatore. E quando sono stanca delle diatribe sul politicamente corretto, posso sempre rilassarmi guardando Felix o Mark che giocano a qualcosa. Non è esattamente sano, ma è un ansiolitico.

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