Recensione oltre la quarta parete: Deadpool 2

A parte che Ryan Reynolds è un genio nell’aver fatto suo il personaggio, che Josh Brolin è il mio nuovo attore culto per aver interpretato due dei miei personaggi Marvel preferiti (in realtà non me ne è mai fregato niente di Thanos) e che ho una cotta lesbo per Domino – ho letto un sacco di critiche su di lei, ma nessuna che facesse riferimento alla vitiligine, mah?…

La storia è che l’ho visto da sola in terza fila, godendo come un riccio. Ora, preferisco sempre vedere i film con gli amici – Damina che mi sgomita sussurrando SHMI! quando io invoco BACIO BACIO davanti a Tony Stark e Dr. Strange non ha prezzo –  ma da sola è tutto un altro feeling. E’ come guardare la televisione x100. Non era neanche la mia prima volta da sola al cinema: l’anno scorso ho visto l’Amleto di Benedict Cumberbatch (ahò Ben, lo fai uscire ‘sto DVD o no?) Sono una donna emancipata e indipendente e… nah, sono solo una nerd con problemi logistici che quando può fa quello che può.

 

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LinkedIn

Ho trascurato LinkedIn per una vita, ma mi sembra il caso di collegare questo sito al mio account e tenerlo d’occhio maggiormente. Questo è un test, 1 2 3 prova. Se appare sulla mia pagina LinkedIn, bene. Non sto cercando davvero un nuovo lavoro. Ma se qualcuno ha bisogno di traduzioni letterarie dall’inglese (la categoria meno richiesta in assoluto nell’universo) le faccio con piacere. Le mie credenziali di traduttrice sono reperibili su LinkedIn, su questo sito e sulla pagina FB pbcartoceti.

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Sono su Worldsf.it!

La mia intervista, per cui ringrazio Filippo Radogna e Salvo Toscano. Da qualche parte sul sito c’è anche la mia scheda di autrice. Sono queste le cose che mi stimolano a produrre sempre di più: l’attenzione degli esperti del settore e l’apprezzamento degli amici, e spero che valgano come esempio per tanti autori esordienti. La mia carriera è stata un misto di coincidenze fortunate e di talento personale… le prime vanno colte; il secondo è un dono che ancora non penso di aver consolidato ma che bisogna coltivare in un solo modo: SCRIVERE SCRIVERE SCRIVERE.

Mi piace ricordare la parabola evangelica dei talenti: per troppi anni sono stata quella che ha sepolto il suo talento per conservarlo, ma ora mi sento pronta a disseppellirlo per farlo fruttare, perché penso che i miei romanzi contengano un messaggio umanistico molto importante per questi tempi incerti.

PS La foto di me al sole in maglietta grigia con su una bella ragazza l’ho fatta per Giacomo Pueroni, vittima della SLA ma per sempre nel mio cuore. E’ lui l’autore della splendida illustrazione. Ti voglio bene, Giacomo.

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26/5 S. Marino: Premio Vegetti e Assemblea World SF Italia

Io non ci sarò per lo stesso motivo per cui non sarò alla StarCon – batteria di visite mediche – ma vi posto il relativo comunicato della WSF:

SABATO 26 MAGGIO A SAN MARINO IL PRESTIGIOSO “PREMIO VEGETTI”

vegettiMancano pochi giorni all’assegnazione del Premio nazionale per la critica “Ernesto Vegetti”, edizione 2018. La premiazione si svolgerà sabato 26 maggio con inizio alle ore 18 al Teatro Titano (Piazza Sant’Agata, 5) a San Marino Città.

Il Premio Vegetti, giunto alla VII edizione è organizzato dalla World Science fiction Italia , associazione degli scrittori della fantascienza e del fantastico, con il patrocinio delle Segreterie di Stato per la Cultura e il Turismo della Repubblica di San Marino.

Il prestigioso Concorso è dedicato alla memoria di Ernesto Vegetti (1943 – 2010) figura storica della SF italiana, presidente per lunghi anni della World SF Italia, Premio Europa nel 1980. Ernesto Vegetti fu artefice dell’insuperato “Catalogo Vegetti” che rappresenta la principale fonte in lingua italiana delle opere del fantastico in Italia. Il premio è presieduto da Matteo Vegetti, figlio del compianto Ernesto. Le tre categorie previste sono Miglior romanzo, Miglior saggio e Migliore antologia di fantascienza.

Nel corso della manifestazione si svolgerà una tavola rotonda cui parteciperanno i finalisti delle varie categorie e che si concluderà con la cerimonia di premiazione. Prima dell’evento (ore 16 sempre nel Teatro Titano ) si terrà l’Assemblea generale dei soci della World SF Italia con la relazione del Presidente e l’approvazione dei bilanci consuntivo e preventivo.

La locandine del Premio e dell’Assemblea sono state appositamente realizzate dall’artista Maurizio Manzieri, socio della WSF Italia.

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Galliate – Aggiornamento

Scusate, non ci sarò. Andateci lo stesso per vedere Paolo Gulisano, Marina Lenti e Martina Frammartino. Odio questo periodo, non posso neanche andare alla Starcon… vi prego, mandatemi i vostri pensieri e/o le vostre preghiere, a seconda delle vostre credenze, perché io possa di nuovo andare a un evento ogni settimana! Grazie, love ya.

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13/5 Galliate: Un viaggio nella Terra di Mezzo

Un viaggio nella Terra di Mezzo

Chi può ci vada! Perché io dovrei partecipare a un panel, ma sto aspettando che mi chiamino per una serie di visite mediche, e se me le mettono lunedì non ce n’è per nessuno…

In realtà ci saranno Marina Lenti e Martina Frammartino a parlare di Hobbitologia, il che è sempre un incentivo. Se ci sarò anch’io tanto meglio, vi dirò di come Peter Jackson è allo stesso tempo un idiota e un genio! Per ora non so niente di più del programma di quanto ci sia nel link soprastante, ma il nostro intervento dovrebbe essere alle 17. Se scopro qualcos’altro pubblicherò tempestivamente.

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Recensione: Infinity War (SPOILERS)

Dopo varie recensioni intellettuali, dato che è un periodo tranquillo per traduzioni e conferenze, eccovi i miei pensieri su Avengers: Infinity War. Pensieri, perché non è che il film meriti una recensione approfondita, non essendo molto diverso dalle produzioni Marvel uscite negli ultimi dieci anni. Però, come lamentavo parlando di altre serie o film, mi ha toccato emotivamente come altre opere più intellettuali non sono riuscite a fare.

SPOILERRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

Forse è il film Marvel più ambizioso per il numero astronomico di personaggi che raduna. E sicuramente è il più audace, perché la maggior parte di questi personaggi vengono inceneriti da Thanos con uno schiocco di dita. Thanos stesso (Josh Brolin) è un cattivo tridimensionale, non oppresso da pesanti trucchi prostetici che ne oscurano l’espressività (*ehm*Gimli*ehm*), con dubbi, dolori e una filosofia non condivisibile ma credibile, che non giustifica ma chiarisce la sua scelta di obliterare metà dell’universo.

Sarà l’età, sarà l’eccessiva esposizione alla violenza del precedente decennio di film, o l’overdose di effetti speciali, ma i combattimenti continui alla fine mi hanno annoiata. Malgrado questo, l’umorismo della sceneggiatura e l’umanità dei personaggi mi hanno divertita e coinvolta, e non chiedo molto altro da un film.

Prendiamo Tony Stark – Iron Man. Certe serie TV (che so, Bones) durano pure 10 anni e i loro protagonisti non si sono minimamente evoluti, per colpa di sceneggiatori inetti. Non credo alla teoria per cui dopo 10 anni una serie non ha più niente da dire. Se gli sceneggiatori hanno il compito di renderla ancora interessante, devono farlo, è il loro lavoro. Se non ci riescono, hanno fallito come scrittori, non è la serie che è degenerata. In questo caso Robert Downey Jr. è passato da un prestante quarantenne a un piacente (stika!) ma invecchiato cinquantenne, e gli sceneggiatori hanno avuto la saggezza di tenerne conto.

All’inizio del film, Tony sta considerando il suo imminente matrimonio con Pepper (una Gwineth Paltrow invecchiata magnificamente anche lei, ma pur sempre agée). Non è più il miliardario donnaiolo in grado di risolvere qualunque crisi con i soldi, la tecnologia e la sboronaggine: è un uomo che sta tirando i fili della sua vita insieme alla compagna di sempre. Alla fine, Tony è un uomo distrutto. Ha visto morire i suoi migliori amici e colleghi e affronta la distruzione di metà del suo mondo. Ho trovato particolarmente coinvolgente il suo rapporto con Dr. Strange (Benedict Cumberbatch). A parte la mia gioia nerd nel vedere i miei due Sherlock Holmes preferiti degli anni recenti scambiarsi battutacce, mi ha commosso la scena in cui Strange, sapendo di non poter fermare Thanos e consapevole che o lui o Tony è destinato a morire, sacrifica la sua gemma nella speranza di poter salvare almeno Tony. E così avviene: Strange si dissolve in cenere, e Tony, armatura in frantumi, rimane solo su un pianeta alieno, sagomato contro il tramonto, le mani premute sulla bocca di fronte all’inenarrabile catastrofe.

In rete ci sono miliardi di teorie. I sopravvissuti sono tutti gli Avengers originali, quindi forse il prossimo film dipenderà da loro per sconfiggere Thanos e magari dare vita a una nuova generazione di eroi. D’altra parte sembra incredibile che la Marvel si sia bruciata gran parte dei suoi personaggi più popolari: i Guardiani della Galassia, Spiderman, Dr. Strange e soprattutto il fichissimo Black Panther, così importante per gli spettatori afro-americani. Fioriscono ipotesi su come questi eroi potrebbero essere resuscitati nel prossimo film, il che è uno standard dei fumetti Marvel: nessuno muore mai davvero.

Ma per me tutto il film e l’apprezzamento che ne ho tratto, seppure doloroso, sta interamente in quell’ultima scena: il sacrificio di Strange e la solitudine traumatizzata di Tony. Niente politica, niente ideologia, solo l’umanità della perdita. Mi dispiacerebbe se in futuro non potessi più vedere alcuni dei miei attori preferiti in questi ruoli, ma Infinity War è un film che, a differenza di tanti altri nella stessa serie e non solo, ha lasciato un segno nel mio cuore.

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